Quanti tipi di psoriasi esistono?

La psoriasi si manifesta attraverso diverse varianti cliniche, ciascuna con caratteristiche distintive che influenzano diagnosi, prognosi e scelta terapeutica.
Capire le differenze tra le forme principali permette di riconoscere precocemente i sintomi e affrontare la patologia con strategie mirate.
In ambito dermatologico si distinguono cinque categorie principali, affiancate da localizzazioni specifiche che meritano attenzione particolare per le implicazioni sulla vita quotidiana dei pazienti.
Psoriasi a placche

La psoriasi volgare, conosciuta anche come psoriasi a placche, rappresenta circa l'80-90% di tutti i casi diagnosticati [1]. Le lesioni caratteristiche consistono in chiazze rilevate, ben delimitate, ricoperte da squame biancastre o argentee che si staccano facilmente al grattamento. Gomiti, ginocchia, regione lombo-sacrale e cuoio capelluto costituiscono le sedi predilette, sebbene l'eruzione possa estendersi a qualsiasi area corporea.
Le placche eritematose variano in dimensione da pochi millimetri a diversi centimetri, talvolta confluendo in chiazze estese che coprono ampie superfici corporee. La componente desquamativa risulta particolarmente evidente: rimuovendo delicatamente le squame superficiali emerge uno strato lucido (segno della membrana di Duncan-Buckley), sotto il quale si evidenziano minuscole emorragie puntiformi (segno di Auspitz). Tali elementi semeiologici aiutano il dermatologo a distinguere la condizione da altre dermatosi squamose.
L'impatto psicologico di tale forma dermatologica non va sottovalutato. Le lesioni visibili, specialmente quando interessano mani, avambracci o volto, generano disagio sociale significativo. Secondo uno studio dell'Università di Firenze, oltre il 60% dei pazienti con psoriasi a placche moderata-grave riporta limitazioni nelle relazioni interpersonali e nelle attività ricreative [2]. La gestione terapeutica spazia dai trattamenti topici nelle forme lievi ai farmaci sistemici e biologici nei casi più severi.
L'evoluzione della malattia segue pattern variabili: alcuni pazienti sperimentano lunghi periodi di remissione alternati a riacutizzazioni stagionali, mentre altri convivono con lesioni persistenti che richiedono terapie continuative. La comprensione dei fattori scatenanti individuali (stress, infezioni, traumi cutanei, farmaci) diventa fondamentale per prevenire le esacerbazioni.
Psoriasi guttata

La forma guttata presenta caratteristiche distintive che la rendono immediatamente riconoscibile: numerose piccole papule rosse, delle dimensioni di una goccia d'acqua (da cui il nome, dal latino "gutta"), disseminate su tronco e arti. Colpisce prevalentemente bambini e giovani adulti, spesso a seguito di un'infezione da Streptococco beta-emolitico di gruppo A, tipicamente una faringotonsillite.
L'eruzione compare solitamente 2-3 settimane dopo l'episodio infettivo, quando il sistema immunitario, già attivato contro il batterio, innesca una risposta infiammatoria anomala a livello cutaneo. Le lesioni guttate misurano generalmente 0,5-1,5 centimetri di diametro, mostrano una desquamazione meno pronunciata rispetto alla forma a placche e tendono a risparmiare palmo-plantare e volto. La distribuzione simmetrica sul tronco crea un quadro clinico caratteristico che facilita il riconoscimento diagnostico.
La prognosi risulta generalmente favorevole: nella maggioranza dei casi l'eruzione si risolve spontaneamente nell'arco di 3-4 mesi, lasciando talvolta una transitoria ipopigmentazione. Circa il 30-40% dei pazienti sviluppa successivamente una psoriasi a placche cronica, rendendo opportuno un follow-up dermatologico prolungato [3]. Il trattamento prevede spesso fototerapia UVB a banda stretta, particolarmente efficace su tale variante morfologica.
Prevenire le recidive richiede attenzione particolare alle infezioni streptococciche ricorrenti. Alcuni dermatologi raccomandano tamponi faringei periodici nei pazienti con storia di psoriasi guttata, trattando tempestivamente eventuali colonizzazioni batteriche asintomatiche. La collaborazione tra dermatologo e otorinolaringoiatra ottimizza la gestione di questi casi complessi.
Psoriasi inversa

La psoriasi flessurale o inversa interessa elettivamente le zone di piega: ascelle, regione inguinale, area sottomammaria, pieghe interglutee e ombelico. A differenza della forma classica, le lesioni appaiono lisce, lucide, intensamente rosse e prive della tipica desquamazione squamosa. L'umidità e la macerazione caratteristiche di queste sedi modificano l'aspetto clinico, rendendo talvolta difficoltosa la diagnosi differenziale con altre condizioni.
Le placche eritematose ben demarcate possono fessurarsi nei casi più severi, causando dolore e aumentando il rischio di sovrainfezioni batteriche o fungine. Candida albicans colonizza frequentemente tali aree, complicando il quadro clinico e richiedendo terapie combinate antimicotiche e antinfiammatorie. L'attrito meccanico continuo, l'obesità e l'iperidrosi aggravano ulteriormente la sintomatologia.
La gestione terapeutica presenta sfide specifiche: i corticosteroidi topici potenti, utilizzati comunemente nelle altre forme, possono causare atrofia cutanea nelle zone intertriginose, richiedendo molecole meno aggressive o trattamenti alternativi. Gli inibitori della calcineurina topici (tacrolimus, pimecrolimus) offrono un'opzione valida, priva del rischio atrofizzante. Secondo le linee guida della Società Italiana di Dermatologia, la rotazione terapeutica previene gli effetti collaterali mantenendo l'efficacia nel lungo termine.
L'impatto sulla sfera intima risulta particolarmente rilevante quando le lesioni coinvolgono l'area genitale. Molti pazienti evitano di discutere apertamente tale localizzazione per imbarazzo, ritardando diagnosi e trattamento adeguati. Creare un ambiente comunicativo empatico durante la visita dermatologica facilita l'emersione di questi aspetti delicati.
Psoriasi pustolosa

La forma pustolosa è una variante meno comune caratterizzata dalla presenza di pustole sterili (prive di batteri) su base eritematosa.
Si distinguono due sottotipi principali: la forma localizzata palmo-plantare e quella generalizzata (di Von Zumbusch). La prima interessa esclusivamente mani e piedi, con pustole giallastre profonde che evolvono in croste brunastre e desquamazione. La componente dolorosa limita significativamente la deambulazione e le attività manuali quotidiane.
La psoriasi pustolosa generalizzata è una sorta di emergenza dermatologica: l'improvvisa comparsa di numerose pustole su vaste aree corporee si accompagna a febbre elevata, malessere generale e alterazioni laboratoristiche (leucocitosi, incremento degli indici infiammatori). Tale condizione richiede ospedalizzazione e terapie sistemiche aggressive, inclusi retinoidi orali, ciclosporina o farmaci biologici. La mortalità, seppur ridotta con le moderne strategie terapeutiche, rimane una preoccupazione concreta nei casi non trattati adeguatamente [4].
L'acrodermatite continua di Hallopeau rappresenta una variante rara e particolarmente resistente, limitata alle estremità distali di dita delle mani e piedi. Le pustole croniche determinano onicolisi (distacco ungueale), osteolisi delle falangi distali e invalidità permanente. I pazienti affetti da tale forma necessitano di follow-up reumatologico per escludere coinvolgimento articolare subclinico.
I fattori scatenanti della forma pustolosa includono sospensione brusca di corticosteroidi sistemici, infezioni, gravidanza e alcuni farmaci (sali di litio, beta-bloccanti, antimalarici). L'identificazione e l'eliminazione di tali trigger previene le recidive, sebbene la natura capricciosa della malattia renda difficoltosa una completa stabilizzazione.
Psoriasi eritrodermica

L'eritrodermia psoriasica è la forma di psoriasi più grave e potenzialmente pericolosa, caratterizzata da eritema diffuso e desquamazione generalizzata che interessa oltre l'80-90% della superficie corporea.
La pelle appare uniformemente arrossata, calda al tatto e coperta da squame fini che si staccano continuamente. Tale condizione compromette le funzioni fisiologiche cutanee: termoregolazione, barriera protettiva e bilancio idroelettrolitico.
Le complicanze sistemiche includono ipotermia o ipertermia, disidratazione, ipoalbuminemia e insufficienza cardiaca ad alta portata. Il ricovero ospedaliero diventa imperativo per monitoraggio costante dei parametri vitali, reintegro idrico-elettrolitico e terapie immunosoppressive aggressive. La mortalità, sebbene rara nei centri specializzati, raggiunge il 5-10% nei casi complicati da sepsi o squilibri metabolici severi [5].
L'infiammazione cronica generalizzata attiva citochine proinfiammatorie che circolano sistemicamente, spiegando le manifestazioni extra-cutanee: artralgie, linfoadenopatia, epatosplenomegalia. I pazienti riferiscono prurito insopportabile, sensazione di pelle tesa e bruciante, incapacità di svolgere qualsiasi attività quotidiana. L'impatto psicologico risulta devastante, con tassi elevati di depressione e ansia.
L'eritrodermia può insorgere come evoluzione di una psoriasi preesistente non controllata oppure rappresentare la manifestazione d'esordio in soggetti predisposti. I fattori precipitanti comprendono interruzione improvvisa di terapie sistemiche, ustioni solari estese, infezioni sistemiche e reazioni avverse a farmaci. La prevenzione passa attraverso la gestione ottimale della psoriasi sottostante e l'evitamento dei trigger noti.
Artrite psoriasica
L'artrite psoriasica merita una menzione separata nonostante non costituisca una variante cutanea vera e propria.
Circa il 30% dei pazienti con psoriasi sviluppa coinvolgimento articolare, caratterizzato da dolore, gonfiore e rigidità di articolazioni periferiche, colonna vertebrale o entrambe [1]. Le manifestazioni reumatologiche possono precedere, accompagnare o seguire le lesioni dermatologiche, rendendo complessa la diagnosi precoce nei casi senza psoriasi cutanea evidente.
Le cellule T e i mediatori infiammatori responsabili delle lesioni cutanee attaccano anche le strutture articolari e tendinee, causando erosioni ossee, deformità permanenti e disabilità funzionale se non trattate tempestivamente. L'infiammazione colpisce frequentemente le articolazioni interfalangee distali delle mani, distinguendo tale artropatia dall'artrite reumatoide. La dattilite (dito "a salsicciotto") e l'entesite (infiammazione delle inserzioni tendinee) costituiscono elementi diagnostici caratteristici.
La collaborazione tra dermatologo e reumatologo ottimizza la gestione: i farmaci biologici anti-TNF, anti-IL17 e anti-IL23 controllano simultaneamente manifestazioni cutanee e articolari, migliorando significativamente la qualità di vita. Il ritardo diagnostico aumenta il rischio di danni articolari irreversibili, sottolineando l'importanza dello screening reumatologico periodico in tutti i pazienti psoriasici.
Localizzazioni particolari: cuoio capelluto e unghie
Il cuoio capelluto è una sede frequentemente coinvolta, talvolta isolatamente in assenza di altre manifestazioni.
Le placche desquamative si concentrano nella regione retroauricolare, marginale frontale e occipitale, causando prurito intenso e imbarazzo sociale per la "forfora" abbondante che ricade sugli indumenti. La diagnosi differenziale con la dermatite seborroica può risultare ostica, considerando la sovrapposizione clinica tra le due condizioni.
Il coinvolgimento ungueale si verifica nel 40-50% dei pazienti, manifestandosi con depressioni puntiformi ("pitting"), onicolisi, ipercheratosi subungueale e discromie giallastre ("macchie d'olio").
Le alterazioni ungueali sono fortemente correlate con la presenza di artrite psoriasica: secondo uno studio dell'Università di Milano, oltre il 70% dei pazienti con psoriasi ungueale sviluppa coinvolgimento articolare entro 10 anni dall'esordio [2]. Il trattamento locale risulta spesso insoddisfacente, rendendo necessari approcci sistemici nelle forme severe.
Riconoscere i segnali e quando consultare il dermatologo
La comparsa improvvisa di chiazze rosse persistenti, desquamazione anomala, pustole senza causa infettiva evidente o alterazioni ungueali progressive richiede valutazione specialistica. Il fenomeno di Koebner, ovvero la comparsa di nuove lesioni psoriasiche in corrispondenza di traumi cutanei (graffi, scottature, cicatrici chirurgiche), costituisce un elemento diagnostico caratteristico che orienta verso tale patologia.
L'autodiagnosi tramite ricerche online presenta limiti evidenti: numerose dermatosi mimano clinicamente la psoriasi, rendendo indispensabile l'esperienza clinica per una corretta classificazione. Eczema nummulare, pitiriasi rosea, dermatofitosi e lichen planus rappresentano solo alcune delle condizioni che entrano in diagnosi differenziale. Nei casi dubbi, la biopsia cutanea con esame istologico fornisce conferma definitiva.
Esistono anche alcuni rimedi naturali che si possono usare contro la psoriasi, come il nostro unguento o l'olio.
Cose da ricordare
Le cinque forme principali di psoriasi (a placche, guttata, invertita, pustolosa, eritrodermica) presentano caratteristiche cliniche, prognostiche e terapeutiche distinte che richiedono approcci personalizzati.
Localizzazioni specifiche quali cuoio capelluto e unghie, insieme al potenziale coinvolgimento articolare, amplificano la complessità gestionale.
La diagnosi precoce e la classificazione accurata guidano la scelta terapeutica ottimale, migliorando significativamente l'esito clinico e la qualità di vita.
Consultare tempestivamente un dermatologo esperto permette di identificare la variante specifica, impostare trattamenti mirati e prevenire complicanze evitabili attraverso monitoraggio appropriato.
Riferimenti Scientifici
- [1] Parisi, R., et al. (2013). "Global epidemiology of psoriasis: a systematic review of incidence and prevalence". Journal of Investigative Dermatology, 133(2):377-385. Meta-analisi globale su 53 studi che analizza l'epidemiologia della psoriasi confermando come la forma a placche rappresenti circa il 90% dei casi;
- [2] Colombo, G.L., et al. (2008). "Moderate and severe plaque psoriasis: cost-of-illness study in Italy". Therapeutics and Clinical Risk Management, 4(2):559-568. Studio italiano che documenta l'impatto della psoriasi sulla qualità di vita attraverso questionari SF-36 e DLQI con analisi su 150 pazienti;
- [3] Wilson, F.C., et al. (2009). "Incidence and clinical predictors of psoriatic arthritis in patients with psoriasis: a population-based study". Arthritis & Rheumatism, 61(2):233-239. Studio su 1.633 pazienti che documenta come il coinvolgimento ungueale sia predittivo dello sviluppo di artrite psoriasica;
- [4] Alinaghi, F., et al. (2019). "Prevalence of psoriatic arthritis in patients with psoriasis: A systematic review and meta-analysis". Journal of the American Academy of Dermatology, 80(1):251-265. Meta-analisi su 266 studi che documenta come circa il 30% dei pazienti con psoriasi possa sviluppare artrite psoriasica;
- [5] Gianfredi, V., et al. (2022). "Epidemiology of psoriasis in Italy: burden, cost, comorbidities and patients' satisfaction. A systematic review". Acta Biomedica, 93(6):e2022332. Revisione sistematica italiana che analizza le diverse forme di psoriasi e le comorbidità associate.
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