Cosa significa marchio bio?

Scopri il significato di "marchio bio" in questo articolo dove viene fatta un'analisi su come ottenere la certificazione bio e come funziona la produzione dei cosmetici bio in Italia. Se hai bisogno di altre info o vuoi dire la tua, scrivi un commento a fondo pagina.

28 Febbraio 2023 alle 4:21
8 min
Autore: PlantaDea Staff 
cosa significa marchio bio

La qualità dei prodotti sta diventando un aspetto essenziale per i consumatori, sempre più attenti a temi come ecologia, biodiversità, qualità delle materie prime e rispetto dell’ambiente.

Gli alimenti biologici sono sempre più presenti sulle tavole degli italiani che iniziano anche a preferire i marchi bio anche nella cosmesi. Negli acquisti, in molti si affidano alle certificazioni apposte sulle confezioni, ma è essenziale avere una maggiore consapevolezza e sapere con precisione cosa significa marchio bio.

Il marchio bio, o marchio “biologico”, viene apposto sui prodotti ottenuti tramite tecniche agricole portate avanti nel rispetto dell’ecosistema agricolo, in cui vengono considerati primari i cicli biologici e la biodiversità. Per agricoltura biologica non si fa riferimento esclusivamente alla coltivazione, ma si prendono in considerazione anche l’allevamento e l’acquacoltura.

In particolare, nelle coltivazioni biologiche non si utilizzano assolutamente organismi geneticamente modificati (OGM) o pesticidi e concimi chimici di sintesi.

Chiaramente, il marchio bio non può essere apposto a discrezione dei diversi imprenditori ma, per ottenere la certificazione bio, le aziende che producono in Europa sono obbligate a rispettare le leggi europee e nazionali a riguardo. Il regolamento di riferimento sull’agricoltura biologica nell’Unione Europea è il 2018/848, che indica i requisiti richiesti all’agricoltura organica, come il divieto di mutilazioni sugli animali o il divieto di utilizzare OGM.

Dunque, le produzioni biologiche sono più impegnative sia dal punto di vista pratico che economico, tuttavia la richiesta tende a salire. I beni etichettati col marchio bio (i prodotti bio), infatti, vengono considerati più puliti e sani, non danneggiano l’ambiente e vengono prodotti nel rispetto dell’ecosistema. Insomma, si tratta di una scelta dai molteplici risvolti positivi, con effetti benefici sull’organismo e sull’ambiente.

I prodotti PlantaDea sono formulati con ingredienti biologici e naturali di altissima qualità, selezionati per la bellezza e per il benessere della pelle e dell’organismo. Questa scelta è scaturita dal profondo rispetto dell’ambiente che muove la nostra azienda e dal desiderio di offrire cosmetici sani e puliti.

Perché scegliere i cosmetici naturali e bio vuol dire proprio preservare l’ambiente, tutelare il mondo che ci circonda, avere una prospettiva per il futuro e, non ultimo, voler bene al proprio corpo.  

Ma vediamo cosa significa il marchio bio nell’alimentazione e nella cosmesi.

Il regolamento europeo 2018/848 definisce cosa significa il marchio bio

Fino alla pubblicazione del Regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio avvenuta nel 2018, per individuare i prodotti bio, si faceva riferimento ai regolamenti europei 834/07 e 889/08, in cui si davano indicazioni molto accurate sulle sostanze da utilizzare nella gestione degli allevamenti e delle coltivazioni (antiparassitari, concimi, sostanze per la pulizia degli ambienti, alimenti per gli animali).

Con l'abrogazione del regolamento precedente e l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sul marchio bio, vengono imposte regole ancora più rigide e precise.

Innanzitutto, la produzione biologica viene definita come un sistema di gestione sostenibile basato sul rispetto dei sistemi e i cicli naturali, in cui viene preservato l'ambiente nella sua interezza e l’equilibrio tra gli elementi che lo compongono (suolo, acqua, aria, piante e animali).

Tra i principi generali, inoltre, si impone il rispetto del paesaggio naturale, l’impiego responsabile delle risorse idriche ed energetiche e la salvaguardia dell’ambiente, degli animali e della salute umana.

La produzione biologica deve riguardare ogni fase del processo: produzione, trasformazione, distribuzione di alimenti e mangimi.

Ecco un elenco dei principi da rispettare per ottenere il marchio bio:

  • tutelare l’ambiente e il clima con processi produttivi adeguati;
  • preservare la fertilità del suolo;
  • favorire la biodiversità;
  • preservare gli elementi del paesaggio naturale;
  • limitare l’uso di fattori di produzione esterni;
  • praticare l’allevamento di specie animali coerente con il contesto ambientale e il territorio;
  • preoccuparsi del benessere degli animali per salvaguardarli dalle malattie in modo naturale;
  • allevare gli animali con sostanze e alimenti biologici.

Nell’intero processo produttivo, inoltre, devono essere rispettate tutte le indicazioni relative alla produzione biologica.

A che punto è la produzione bio in Italia?

produzione bio

Dai dati diffusi nel 2019 dal Ministero delle politiche agricole e forestali (Mipaaf), l’Italia è una delle nazioni europeo più orientate verso la produzione biologica e organica. La media europea, infatti, nel 2017 si aggirava intorno al 7,0% della superficie agricola utilizzata (SAU), mentre quella italiana nel 2018 era già al 15,5%. Già nel 2017, l’Italia contava oltre 2 milioni di ettari di coltivazioni biologiche, con un incremento crescente rispetto agli anni precedenti.

Secondo i dati elaborati dal SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica) e diffusi al Sana di Bologna, tra il 2017 e il 2018, le superfici destinate alle coltivazioni biologiche sono aumentate di 49 mila ettari, e le aziende coinvolte dalla produzione biologica erano quasi 80mila.

La crescita è ancora più significativa se paragonata al 2010: le superfici destinate alla produzione biologica sono cresciute del 75% in otto anni, con un crescita degli addetti coinvolti pari al 65%.

Come si ottiene la certificazione bio?

Le organizzazioni in possesso dei requisiti indicati dal Regolamento UE 848/2018 possono ottenere la certificazione biologica e apporre il marchio bio ai propri prodotti.

Il regolamento europeo sulla produzione biologica e sull’etichettatura dei prodotti biologici, entrato in vigore in Italia nel 2021, specifica i requisiti necessari per ottenere la certificazione.

Le aziende conformi ai requisiti indicati possono richiedere il riconoscimento e la verifica agli organi di certificazione autorizzati dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf), i quali possono decidere se concedere o meno la certificazione.

Una volta riconosciute come aziende biologiche, le organizzazioni vengono sottoposte a verifiche periodiche almeno una volta l’anno. A seconda della tipologia di prodotto e di azienda, tuttavia, le valutazioni sull’autenticità e la qualità del prodotto possono anche essere più frequenti.

Un operatore viene qualificato come biologico quando si impegna a portare avanti una produzione sostenibile e rispettosa del territorio e degli animali. I prodotti biologici ottenuti devono essere sicuri per i consumatori, rispettando le indicazioni della normativa per quanto riguarda la sicurezza e la qualità.

Uno dei principi cardine per ottenere il marchio bio è la gestione responsabile delle risorse naturali, effettuata nel rispetto dell’ambiente.

Per capire cosa significa il marchio bio, quindi, bisogna pensare non solo al prodotto bio ma all’intero processo produttivo, in cui non si fa ricorso a prodotti OGM, si utilizzano quasi esclusivamente ingredienti bio, non vengono impiegati fertilizzanti e pesticidi chimici o antibiotici, si esegue la rotazione delle colture.  

Il marchio bio, quindi, viene apposto solo sui prodotti conformi al regolamento europeo e controllati da organismi preposti alla certificazione bio: cioè quelli in regola con le condizioni relative al trasporto, al processo produttivo, al trattamento e alla conservazione. Il logo, sullo sfondo verde, contiene anche le indicazioni relative all’organismo di controllo e al luogo di coltivazione delle materie prime agricole.

A quali organismi di controllo rivolgersi per ottenere il marchio bio in Italia

In ogni nazione europea sono stati creati degli enti indipendenti per le certificazioni bio, ai quali si possono rivolgere direttamente le aziende.

In Italia, ci sono diversi preposti e i più rinomati per la certificazione di prodotti viso e corpo naturali e biologici sono Ecolabel, Ecocert, e AIAB, ma ce ne sono molti altri. Ecco un elenco degli enti autorizzati dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste a rilasciare il marchio bio:

  • Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale (ICEA);
  • AIAB;
  • BIOAGRICERT - Bioagricoop;
  • BIOS;
  • Consorzio Controllo Prodotti Biologici (C.C.P.B.);
  • CODEX;
  • ECOCERT Italia;
  • Istituto Mediterraneo di Certificazione (I.M.C.);
  • QC&I International services;
  • SUOLO E SALUTE;
  • BIOZERT.

Quando si rivolgono agli enti, le aziende vengono sottoposte a rigidi controlli per verificare il rispetto dei disciplinari stabiliti. I tecnici addetti alle verifiche controllano i processi produttivi in ogni aspetto, dal terreno di coltivazione al prodotto finito, prelevando eventualmente anche dei campioni.

Inoltre, per ottenere il marchio bio è necessario che il prodotto contenga almeno il 95% di ingredienti biologici e che il 5% dei prodotti non bio sia comunque in regola con la normativa.

Quindi, ecco come capire se un cosmetico è bio: bisogna verificare la presenza della certificazione sulla confezione e controllare quale sia l’ente certificatore.

Qual è il metodo di produzione usato nell’agricoltura biologica?

agricoltura bio

Il regolamento UE 2018/848 stabilisce delle norme generali per la gestione della produzione agricola. I principi generali su cui si basano sono la tutela dell’ambiente e del clima, la conservazione del suolo e della sua fertilità, il divieto di immissione di sostanze tossiche e inquinanti, le filiere corte, l’utilizzo di materiale fitogenetico. Dunque la scelta dei metodi di produzione va fatta pensando ad un’agricoltura che non sia di tipo intensivo, ma che segua un andamento ciclico, nel rispetto delle stagioni e delle esigenze del terreno.

Quello che si punta a fare è ridurre al minimo l’impatto dell’uomo sull'ambiente, in diversi modi:

  • preservare l’ecosistema del suolo, senza impoverirlo a livello organico;
  • ricorrere a risorse rinnovabili;
  • impiegare i sottoprodotti di origine vegetale e animale come concimi, fertilizzanti e fonti di energia nella coltivazione e nell’allevamento;
  • praticare la rotazione delle colture;
  • utilizzare sementi e piante di origine biologica e varietà adatte alla produzione organica;
  • preservare il suolo e gli ecosistemi acquatici dall’inquinamento;
  • divieto di utilizzo di OGM.

Oltre a questo, vanno salvaguardati gli insetti utili, che possono ridurre l’impatto dei parassiti, in modo che le piante non subiscano danni ma vengano preservate in modo naturale. Le coltivazioni, inoltre, comprendono la semina di piante adatte a fertilizzare il terreno, una tecnica di coltivazione nota come sovescio. 

Viene incoraggiato anche l’utilizzo di concimi naturali e organici, come il letame degli animali o il compost.   

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